30.La parte di te che hai imparato a nascondere

Quando diventare migliori significa, senza accorgersene, diventare più simili agli altri

Qualche giorno fa una persona mi ha fatto una domanda che mi ha messa in difficoltà.

Stavamo parlando del mio modo di fare coaching, della mia formazione, del lavoro nelle organizzazioni, delle neuroscienze, della leadership.

Ad un certo punto mi ha chiesto, più o meno:

“Perché quando ti presenti come coach non parli anche dell'altra parte di te?”

L'altra parte.

Quella che studia e si interroga sull'essere umano da prospettive diverse. Quella affascinata dalla filosofia, dalle tradizioni sapienziali, dalla spiritualità, dalle domande che attraversano culture ed epoche molto prima che esistessero parole come coaching, performance o sviluppo personale.

La mia risposta è arrivata con un po' di timidezza .

Perché voglio essere presa sul serio.

Ed è stato interessante ascoltarmi mentre lo dicevo.

Perché dentro quella frase apparentemente ragionevole si nascondeva una domanda molto meno comoda:

quante parti di noi impariamo a rendere invisibili perché temiamo che possano compromettere la credibilità delle altre?

Esistono almeno due modi di essere diversi

Ci sono persone che cercano la diversità.

Costruiscono un'identità riconoscibile, cercano ciò che le distingue, rifiutano deliberatamente alcune convenzioni. In un mondo nel quale personal branding e differenziazione sono diventati quasi imperativi, essere diversi può persino diventare una strategia.

Poi esistono persone che fanno quasi il contrario.

Sentono molto presto di avere qualcosa che non entra perfettamente nelle categorie disponibili.

E allora imparano a tradursi.

Non necessariamente mentono.
Non rinnegano ciò che sono.
Semplicemente selezionano.

Mostrano ciò che è facilmente comprensibile e tengono in secondo piano ciò che richiederebbe una spiegazione.

Con il tempo possono diventare bravissime.

Studiano. Si formano. Acquisiscono competenze. Imparano il linguaggio del contesto in cui vogliono entrare. Diventano professionali, preparate, affidabili.

Migliorano davvero.

E proprio qui nasce il paradosso.

Per diventare migliori, qualche volta diventano anche più normali.

Divergent: quando il problema è non appartenere a una sola categoria

È forse per questo che mi è tornato in mente Divergent.

Nel mondo immaginato da Veronica Roth, la società è organizzata in fazioni. Ogni persona deve trovare il proprio posto all'interno di una categoria dominante.

Poi esistono i Divergenti.

Il loro problema non è essere privi di caratteristiche. È averne troppe per essere contenuti in una sola definizione.

Ed è proprio questo a renderli difficili da classificare.

Naturalmente la nostra vita professionale è molto meno drammatica di una distopia cinematografica. Eppure riconosco qualcosa di estremamente contemporaneo in quella metafora.

Le organizzazioni, i mercati e persino i social network funzionano meglio quando riescono a capire velocemente chi sei.

HR Manager.
Executive Coach.
Psicologa.
Manager.
Imprenditore.
Creativa.
Scientifica.
Spirituale.

Una casella rende tutto più semplice.

Ma cosa succede quando sei sinceramente interessata alle neuroscienze e alle tradizioni antiche?

Quando ami la razionalità e senti profondamente la dimensione spirituale?

Quando vuoi parlare di KPI, organizzazioni e performance e, nello stesso tempo, ti interessa una domanda vecchia di millenni come:

“Conosci te stesso”?

Per molto tempo la mia risposta è stata semplice.

Scelgo la parte più facilmente comprensibile.

Il rischio della mimetizzazione

La letteratura è piena di personaggi che devono confrontarsi con il rapporto tra identità e appartenenza.

Il brutto anatroccolo di Andersen trascorre una parte della propria storia interpretando la differenza come difetto, perché continua a misurarsi all'interno di un ambiente rispetto al quale appare fuori posto.

In Jane Eyre, Charlotte Brontë costruisce una protagonista che deve continuamente difendere la propria interiorità in contesti che cercano di determinarne posizione, comportamento e valore.

E poi c'è Divergent, dove la differenza diventa qualcosa da nascondere per sopravvivere.

Sono storie diversissime, naturalmente. Ma condividono una domanda: quanto di noi modifichiamo per poter appartenere?

La mimetizzazione, del resto, non è sempre negativa.

Sapersi adattare è una competenza straordinaria.

Comprendere il contesto, impararne il linguaggio, rispettarne i codici, sviluppare capacità nuove: tutto questo significa crescere.

Il problema nasce quando non sappiamo più distinguere tra adattamento ed eliminazione.

Quando, per essere adeguati a un ambiente, cominciamo a sottrarre proprio ciò che avrebbe potuto renderci preziosi al suo interno.

Forse la parte che proteggi è proprio quella che ti distingue

La conversazione da cui è nato questo articolo mi ha lasciato una possibilità interessante.

Forse non devo scegliere tra la coach razionale e quella parte di me che continua a cercare risposte anche nella filosofia, nella spiritualità e nelle tradizioni sapienziali.

Devo imparare a tenere insieme le due cose con rigore.

Una ricerca scientifica è una ricerca scientifica.

Una teoria psicologica è una teoria psicologica.

Un pensiero filosofico appartiene alla filosofia.

Una tradizione spirituale offre un'altra forma di interpretazione dell'esperienza umana.

Non hanno bisogno di essere confuse per poter dialogare.

Forse la mia particolarità sta proprio qui.

Mi interessa andare molto in profondità e poi chiedere:

Bene. Adesso cosa facciamo con quello che abbiamo compreso?

Perché nelle mie mani persino ciò che nasce da una domanda spirituale tende, prima o poi, a diventare concreto.

Una scelta.
Una conversazione.
Un comportamento.
Una decisione.
Una direzione.

Migliorare senza normalizzarsi

Credo che questa distinzione riguardi molte più persone di quanto immaginiamo.

Possiamo lavorare su noi stessi per diventare più competenti, consapevoli, capaci, disciplinati.

Possiamo imparare a comunicare meglio.

Possiamo correggere comportamenti che ci limitano.

Possiamo sviluppare leadership, metodo, cultura, capacità relazionale.

Possiamo evolvere moltissimo.

Ma esiste una domanda che vale la pena porci durante il percorso:

Sto diventando una versione più evoluta di me o una versione più accettabile per gli altri?

A volte le due cose coincidono.

A volte no.

Ed è proprio lì che occorre fermarsi.

Perché forse esiste una parte di noi che abbiamo custodito così bene da aver cominciato a chiamarla fragilità, stranezza, eccesso, ingenuità o qualcosa da raccontare soltanto alle persone che possono comprenderla.

E forse quella parte non deve necessariamente essere mostrata a tutti.

Autenticità non significa esposizione indiscriminata.

Significa poter scegliere cosa mostrare senza dover prima vergognarsi di ciò che si decide di custodire.

Questa differenza, per me, cambia tutto.

Nosce te ipsum

Da tempo utilizzo come motto una delle esortazioni più antiche della nostra cultura:

Nosce te ipsum.
Conosci te stesso.

Pensavo soprattutto alla consapevolezza necessaria per scegliere una direzione.

Oggi ci leggo anche qualcos'altro.

Conoscersi significa riconoscere ciò che possiamo migliorare.

Ma significa anche riconoscere ciò che non ha bisogno di essere corretto.

Forse crescere significa entrambe le cose:

avere abbastanza umiltà per trasformare ciò che ci limita
e abbastanza coraggio per proteggere ciò che ci distingue.

Perché alcune delle nostre caratteristiche più preziose possono essere rimaste per anni proprio nel luogo in cui le avevamo nascoste per sentirci adeguati.

E forse arriva un momento in cui la domanda cambia.

Non più:

“Come posso essere più adatta a questo posto?”

Ma:

“In quale posto ciò che sono può diventare valore?”

Quella potrebbe essere una delle domande più importanti della nostra evoluzione.

Fonti di ispirazione

  • Veronica Roth, Divergent — Anche il film Divergent (2014, regia di Neil Burger)

  • Hans Christian Andersen, Il brutto anatroccolo

  • Charlotte Brontë, Jane Eyre

  • Hermann Hesse, Demian

  • Brené Brown, The Gifts of Imperfection

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