24.Dove c’è conflitto…

La Torre di Babele — Pieter Bruegel (1563)

… spesso c’è una comunicazione che non è arrivata

(ma anche una parte di noi che non si conosce ancora)

Nella vita professionale come nella vita personale il conflitto viene spesso percepito come un problema da evitare.

Qualcosa che “non dovrebbe succedere”.

Eppure il conflitto non è affatto raro.

La domanda interessante non è quindi se il conflitto esista, ma da dove nasca davvero.

Molto spesso la radice non è la cattiva intenzione.
Non è nemmeno la mancanza di competenze.

È una comunicazione che non è arrivata.

Il fraintendimento organizzativo

In questo articolo voglio considerare più la vita in azienda e qui accade continuamente qualcosa di molto umano.

Una persona pensa di essere stata chiara.
Un’altra interpreta il messaggio in modo diverso.

Qualcuno immagina una priorità.
Qualcun altro ne ha ricevuta un’altra.

Le informazioni passano attraverso:

  • riunioni veloci

  • email sintetiche

  • chat operative

  • call fatte di corsa tra un impegno e l’altro

Nel percorso qualcosa cambia forma.

E quando il risultato finale non corrisponde alle aspettative, il conflitto emerge.

Spesso accompagnato da frasi che conosciamo bene:

  • “Pensavo fosse chiaro.”

  • “Non avevo capito fosse così urgente.”

  • “Credevo che se ne occupasse un altro team.”

Non si tratta quasi mai di mancanza di impegno.

Si tratta di allineamento mancato.

La vera competenza: rendere chiaro ciò che per noi è ovvio

Una delle competenze più sottovalutate nel lavoro moderno è la capacità di rendere esplicito ciò che nella nostra testa è già evidente.

Dire con chiarezza:

  • qual è la priorità

  • chi è responsabile

  • qual è il risultato atteso

  • entro quando serve davvero

Ciò che a noi appare scontato, per un’altra persona può non esserlo affatto.

Nelle organizzazioni più efficaci la comunicazione non viene lasciata al caso.
Viene costruita.

Non significa parlare di più.

Significa comunicare meglio.

Il livello più profondo: conoscere se stessi

C’è però un secondo livello, più sottile.

A volte il conflitto non nasce solo da ciò che non è stato comunicato.

Nasce da ciò che non conosciamo ancora di noi stessi.

Le nostre reazioni sul lavoro spesso sono guidate da fattori invisibili:

  • il bisogno di riconoscimento

  • la paura di sbagliare

  • il desiderio di controllo

  • il bisogno di sentirsi utili

  • la difficoltà a delegare

  • la sensibilità al giudizio

Quando queste dinamiche interiori restano inconsapevoli, la comunicazione si complica.

Non stiamo più discutendo solo di un progetto, di una deadline o di una decisione.

Stiamo difendendo qualcosa di più profondo: la nostra identità.

Per questo motivo la vera crescita professionale non passa solo dalle competenze tecniche.

Passa dalla conoscenza di sé.

Conoscersi per comunicare meglio

Le persone che comunicano meglio sul lavoro hanno spesso fatto un percorso di consapevolezza.

Hanno imparato a riconoscere:

  • cosa le attiva emotivamente

  • quali sono i loro schemi abituali

  • come reagiscono sotto pressione

  • quali sono i loro valori profondi

Questo lavoro interiore non riguarda solo la crescita personale è anche una  competenza professionale.

Un manager che conosce se stesso comunica meglio.
Un team che comprende le proprie dinamiche collabora meglio.

Il conflitto come diagnosi

Se osservato con maturità, il conflitto può diventare un segnale utile.

Spesso indica che:

  • i processi non sono ancora chiari

  • le aspettative non sono state esplicitate

  • i ruoli hanno confini troppo sfumati

  • le persone non si sentono ascoltate

In questo senso il conflitto non è soltanto una frizione ma può essere una diagnosi organizzativa.

Ci mostra dove il sistema ha bisogno di più chiarezza.

Una domanda semplice

Quando nasce una tensione sul lavoro, vale la pena fermarsi un momento e chiedersi:

Il problema è davvero la persona…
o qualcosa che non è stato comunicato nel modo giusto?

Molte volte la risposta cambia completamente la prospettiva.

E da lì diventa possibile fare qualcosa di molto più utile del difendersi o accusare: ricostruire l’allineamento.

Fonti di ispirazione

Arte

La Torre di Babele — Pieter Bruegel (1563)

Libri

Marshall Rosenberg — Le parole sono finestre (oppure muri) (Nonviolent Communication)

Eric Berne — A che gioco giochiamo

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