21.Quando ciò che desideravi arriva… e non ti somiglia più

Il bar delle Folies-Bergère — Édouard Manet (1882)

Ci sono momenti in cui la vita fa esattamente ciò che avevamo chiesto.
Non sbaglia indirizzo. Non arriva in ritardo.
Arriva giusta.

Eppure, quando finalmente siamo lì — davanti a ciò che abbiamo desiderato per anni — qualcosa non torna.

Non è paura.
Non è sindrome dell’impostore.
Non è nemmeno ingratitudine.

È una forma più sottile di disallineamento:
non ci riconosciamo più in quel desiderio.

Il paradosso della realizzazione

Per anni abbiamo immaginato quel ruolo, quel traguardo, quella versione di noi.
Abbiamo costruito, resistito, dimostrato.
E ora che potremmo dire “ce l’ho fatta”, emerge una domanda imprevista:

Chi sarei io se accettassi davvero tutto questo?

Perché a volte ciò che arriva non è sbagliato.
È semplicemente vecchio.

Appartiene a una versione di noi che aveva bisogno di arrivare lì per sentirsi valida, vista, legittimata.
Ma nel frattempo siamo cambiati.

Andare avanti per ego o fermarsi per verità?

Ed eccola, la scelta scomoda.

Proseguire, perché ormai siamo arrivati.
Perché tornare indietro sembra una sconfitta.
Perché rinunciare a ciò che “tutti vorrebbero” appare inspiegabile, quasi imperdonabile.

Oppure restare.
Restare dove siamo e ammettere che forse non eravamo nel posto sbagliato, ma nello stato d’animo sbagliato.

Questa non è una scelta strategica.
È una scelta identitaria.

L’ego chiede coerenza con il passato.
La coscienza chiede fedeltà al presente.

Il coraggio meno celebrato

Siamo educati a celebrare chi ce la fa.
Molto meno chi ha il coraggio di dire:

“Non è questo il mio posto. Non più.”

Restare non è immobilità.
A volte è un atto di lucidità estrema.

Andare avanti non è sempre evoluzione.
A volte è solo perseveranza in un’idea di sé che non esiste più.

La vera maturità non sta nel raggiungere ciò che si voleva,
ma nel riconoscere quando quel desiderio non è più vero.

Forse la domanda giusta è un’altra

Non: “Cosa dovrei fare adesso?”
Ma:

  • Chi sto cercando di essere se accetto?

  • Chi tradisco se continuo?

  • Chi onoro se mi fermo?

Per me questo 31 dicembre non è il giorno delle decisioni definitive ma il giorno delle ammissioni silenziose.

Quelle che non si spiegano.
Quelle che, se ascoltate, cambiano tutto.

E forse l’anno nuovo non chiede di fare un passo avanti.
Ma di fare finalmente un passo dentro.

Grazie 2025, mi hai cambiata da tantissimi punti di vista …grazie .

Fonti di ispirazione

Arte+(semplicemente )esperienza di vita personale

Il bar delle Folies-Bergère — Édouard Manet (1882)

Interpretazione personale :

Nel Bar delle Folies-Bergère, Manet utilizza lo specchio non per raddoppiare la realtà, ma per incrinarla.
La figura femminile è presente, elegante, apparentemente allineata al suo ruolo.
Eppure, nella riflessione, qualcosa non torna.
La posizione cambia, lo sguardo si sposta, l’identità si sdoppia.

È come se il quadro ci dicesse che tra ciò che siamo diventati e ciò che sentiamo di essere esiste uno scarto sottile, ma decisivo.

Lo specchio non mente: rivela.
E a volte rivela che ciò che abbiamo raggiunto non coincide più con ciò che siamo.

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